Il culto dell’Immacolata nel Finale

ImmacolataAltare

«Son le Pievi, in Liguria, le vere primizie del culto mariano». Così scriveva lo storico G.A.Silla e questo breve raccontare trae da lui notizie ed ispirazione.
A Finale le origini del culto a Maria si perdono nei secoli. Da antichi scritti e pergamene risulta che un altare dedicato alla Vergine era presente nel ‘400 nella Pieve del Finale, allora chiamata Chiesa di San Giovanni del Finale. Si tratta della Pieve sottostante l’attuale Chiesa dei Padri Cappuccini.
Accresciuta la popolazione a Marina, la sede parrocchiale é trasferita nel 1585 in quello che fu poi l’Oratorio dei Bianchi (ora demolito). Li’ viene costruita una nuova Cappella alla Vergine onorata sotto il titolo di –Immacolata Concezione-.
Nel 1609 la Compagnia della Concezione era già assai fiorente. «Una novena solenne precederà la festa dell’8 dicembre, che sarà celebrata con grande pompa, seguita dalla processione, alla quale prenderà parte l’intero popolo con a capo i primi Magistrati cittadini, e sarà rallegrata dalle note del corpo di banda locale, corrisposto con l’onorario di lire 22 e soldi 10. Una salve di 26 colpi di –mascoli-, messi a disposizione dal Governatore del Marchesato, segnerà il termine del giorno sacro all’Immacolata. Di qui comincia lo straordinario incremento della bella divozione in mezzo ai nostri padri, per i quali il culto alla Concezione divenne quasi una necessità. Nelle case, nei negozi, nei fondachi, nelle cabine e sulle vele dei pinchi, delle tartane e dei leudi, lungo le vie, nelle piazze vogliono riprodurne l’immagine graziosa e il nome fluido e carezzevole».
1621 – Gregorio XV concede l’indulgenza plenaria a chi, penitente e confesso, visiterà l’altare della Concezione il giorno della festa.
1657 – I Marinesi proclamano principale Patrona della Città la Beatissima Vergine sotto il titolo della SS.ma Concezione.
1659 – La Compagnia chiede al Vescovo la facoltà di erigere una Cappella in onore dell’Immacolata nella «nuova chiesa che si sta fabbricando» (attuale Basilica) «dalla parte dell’Evangelio o sü destra del Choro».
1665 – Ad istanza di S.M. Cattolica Carlo II di Spagna, il Sommo Pontefice Alessandro VII dichiara festivo per tutto il Marchesato il giorno sacro all’Immacolata.
1668 – La statua in legno a Lei dedicata fatta scolpire dalla Compagnia della Concezione viene sostituita da un’altra scolpita dal Bocciardo «per maggior decoro et ornamento é dotata di seriche vesti finemente lavorate a Genova e di là portate da Pier Giovanni Burone patrone di barca».
1679 – Col nome dell’Immacolata é distinto il forte di Legnino, uno dei 7 baluardi costruiti dagli Spagnoli, e l’immagine della Vergine é dipinta sull’entrata del forte stesso.
1680 – E’ aperta la nicchia sopra l’altare della Cappella della nuova Basilica (attuale) per collocarvi la statua della Vergine trasportata dalla vecchia parrocchiale.
La devozione per l’Immacolata si concretizza anche attraverso lasciti ed edicole votive a Lei dedicate in numerose piazze e vie del rione. Molti bastimenti ed imbarcazioni di finalesi furono battezzati col suo nome e recarono la sua immagine scolpita sotto forma di artistica polena.
La veste indossata dalla sacra effigie in occasione della festa dell’8 dicembre é stata restaurata recentemente e per gli stilemi del suo decoro, adorno di preziosi merletti fiamminghi, é riconducibile al 1730-1740. Il grande manto in raso di seta azzurro é realizzato in epoca piu’ tarda.
La tradizione di abbigliare la statua della Madonna con ricchi abiti é connessa alle vicende storiche e politiche del Marchesato finalese e si é radicata nella nostra città durante l’influenza politica e culturale della Spagna, durata dalla fine del ‘500 al ‘700.
L’antichità del culto e della tradizione si tramanda ancora oggi anche attraverso il rito della «discesa» dell’effigie dalla nicchia e quello della «vestizione», entrambi effettuati in occasione della festa della «Concezione» come viene familiarmente chiamata la festa dell’8 dicembre.
La storia dell’Immacolata a Finale é storia di tutti noi, dei nostri avi, dei notabili della città, ma soprattutto dei padroni di barche, pescatori e marinai, legata a Papi e Re. E’ storia di affetto e sincera devozione. La materna protezione di Maria, nei secoli, fu accordata ai finalesi durante bombardamenti, tempeste, terremoti, colera. Quella dell’Immacolata é una festa del cuore, accompagnata da luci e sfavillii. Lei, con il suo dolce sorriso, ci apre le porte al Natale.

Antonella Puccio